usomagazzino non è una galleria ma il luogo della dismissione, se attraverso la dismissione è possibile costruire uno spazio nuovo, figlio e frutto della sostituzione, dell'eliminazione, dell'alleggerimento. Dismissione come progetto, come possibilità di costruire il vuoto necessario, alla natura per occupare il suo spazio, all'uomo per costruire una prospettiva dello sguardo, del pensiero per altre architetture.
E le altre architetture sono quelle desiderate che poco hanno a che fare con l'architettura speculativa e formalistica che siamo abituati passivamente ad accettare come paesaggio reale del nostro quotidiano, che diano al contrario attenzione all'eticità dinamica nell'equilibrio tra forma e contenuto; ma altre architetture sono anche le contaminazioni che l'architettura ha portato e porta in altre discipline, soprattutto nell'arte che ha ragione di esistere se non in quanto architettura: altra architettura.
Come un vero magazzino si occupa di giacenze, corrispondenze e deiezioni. Se le giacenze hanno qualcosa a che fare con la memoria, recuperando fondi di magazzino, residui, qualcosa che è stato ingiustamente trascurato o dimenticato nel tempo, le deiezioni aprono ad altre possibilità e direzioni non sempre programmate di materiali trasportati dal vento e dalle acque, a nuovi avvistamenti, provvisorie permanenze e leste evacuazioni. In mezzo ci sono le corrispondenze, le affinità, gli avvicinamenti, nella certezza che solo attraverso l'incontro e il dialogo è possibile costruire sempre nuovi e provvisori equilibri.